Nove anni

Oggi Dario ha giocato alla grande, in attacco, ma ha paura… ha paura di placcare chi gli corre incontro. Appoggia le manine, prova a tenerlo, la velocità gli strappa la presa e lui rimane con la polvere in mano, a volte in bocca. E niente placcaggio.

Gli dico: “Dario hai paura… sai placcare, tiralo giù, rallentalo, prendilo, portalo a terra, se deve segnare segnerà con te appeso, ma non mollarlo mai!”.

“Ehhh, con me appeso…” e ciondola.

Ma niente; è piccono eh. Ed ha paura. Non come T. o C. che si schiantano come kamikaze sull’avversario, a costo di rimanere fracassati a terra, ma loro vogliono, devono vedere quel corpo steso al suolo.

Oggi c’era anche Dany, la minidonnina, con la sua bici rosa, e viola, con il cestino fucsia e le stelline. E non è scappata dopo allenamento, dove per altro ha segnato lasciando come un fesso a terra K. Aspettava Dario, che è sempre l’ultimo, ma oggi correva: “Perché ha paura, nel parco, da sola e l’accompagno io!”

“Ehhh è la ragazza di Darioooo” urlava il coro delle pulci dalle docce.

Ed è volato via, dicendole, “Dai, seguimi, che aspetti?”. “Te”.

Notes

  1. tsuki-no-hikari said: Awww
  2. babbicciu posted this